Storia di Paestum: ieri e oggi

© Stefano Buttafoco / Shutterstock.com

L’ANTICA POSEIDONIA

Storia di Paestum.

Si può datare la fondazione dell’antica Poseidonia negli anni intorno al 600 a.C.

Mentre i coloni greci procedevano ad edificare le prime case o i primi edifici sacri, (come quello di cui avanzano al suolo le fondazioni, a sud-est del tempio di Cerere), i poseidoniati consacravano a Hera, la principale divinità della colonia, ma anche della madrepatria, il santuario alla foce del Sele che, nel giro di un secolo, vide l’edificazione di sontuosi templi con eccezionali decorazioni scultoree e ricche offerte votive.

Nel V sec. a.C. la città vive un momento di straordinario splendore, se consideriamo la qualità e la quantità dei monumenti. Ma alla fine del secolo, le grandi città campane caddero nelle mani delle genti sannitiche, ed i Lucani occuparono Poseidonia. Questo passaggio è consacrato dalla sparizione delle semplici e severe tombe del rito greco, e dall’apparizione delle sepolture con cassa e ricco corredo di vasi, oltre che armi nelle tombe maschili e gioielli in quelle delle donne abbienti.

Nel 273 a.C. mentre Roma era impegnata in guerra con Taranto e Pirro, Paestum fu dedotta a colonia latina assumendo il nome di “Paestum”. Il quadro che risulta dalle iscrizioni e dai monumenti è quello di un cambiamento profondo in senso latino della città, che viene sottoposta a radicali trasformazioni urbanistiche.

All’epoca di Vespasiano (70 d.C.) fu dedotta a Paestum una colonia, la colonia Flavia (dal nome della famiglia dell’imperatore), composta di veterani della flotta pretoria che aveva stanza a Capo Misero.

La città continua a manifestare i segni di una esistenza, nelle forme oramai fissate dalla sua lunga vita, durante tutta l’età imperiale romana, avviandosi ad un lento declino a partire dal V-VI sec. d.C.

In epoca non precisabile (VIII-IX sec. d.C.) la città, invasa dalla palude, fu definitivamente abbandonata. Gli abitanti si trasferirono sulle vicine montagne dove fondarono Capaccio.

Seppure conosciuto alla corte napoletana già nel XVI secolo, fu soltanto nel XVII secolo che la cultura ufficiale “riscoprì” il sito di Paestum, inaugurando la grande stagione dei viaggiatori che da tutta Europa venivano ad ammirarne le rovine.

LA CINTA MURARIA E LE PORTE

Arrivando a Paestum da nord, seguendo il tracciato della ex SS 18, si arriva in un punto in cui la strada moderna taglia la cinta muraria antica. Verso est, in direzione dei monti, si trova la Porta Sirena, tra le meglio conservate dell’intera cortina muraria, con arco a tutto sesto nel cui interno è scolpita una sfinge interpretata come una sirena. La sfinge è una delle immagini che spesso si trovano sulle facce a vista delle cinte murarie antiche con funzione apotropaica, cioè di elemento che serve a stornare il malocchio.

Verso sud si trova Porta Giustizia difesa da due torri, una rettangolare e una circolare, e Porta Marina, con la sua possente mole. Tornando verso nord si osservano i resti della Porta Aurea, la porta settentrionale.

IL TEMPIO DI CERERE E L’EKKLESIASTERON

Il tempio di Cerere era in realtà dedicato alla dea Athena, infatti nei depositi votivi del tempio si sono ritrovate molte statuette di terracotta della dea con elmo e scudo. Il tempio, databile intorno al 500 a.C., ha una elegantissima struttura con una peristasi (il giro di colonne esterne) di ordine dorico; sei colonne sulle fronti e tredici sui lati lunghi. Il frontone aveva due cornici oblique e non quella orizzontale, con una soffittatura in pietra, a cassettoni, una delle più antiche del genere a noi note. Due dei capitelli sono stati ritrovati durante gli scavi del 1948 ed ora sono al Museo, con le gronde e gli elementi architettonici decorativi del tempio.

Sul lato sinistro (orientale) della strada si incontra il primo dei monumenti che segnano la storia dell’agora di Poseidonia, il cosiddetto Sacello Ipogeico. È interpretabile come un heroon , vale a dire il monumento, (si potrebbe dire cenotafio), in onore di un personaggio eroizzato dopo la morte.

Procedendo verso est, c’è un altro importantissimo monumento che apparteneva all’agora di Poseidonia: l’ekklesiasterion della città greca, cioè l’edificio dove si riuniva l’ekklesìa (assemblea) di cittadini machi adulti che potevano partecipare alla vita politica. L’ekklesiasterion poseidoniate fu ottenuto scavando il banco roccioso molto tenero in modo da ottenere una serie di cerchi concentrici che successivamente erano rivestiti da sedili in pietra.

L’ANFITEATRO

Ad est sorge l’anfiteatro che è diviso in due parti: la metà ovest è quella riportata alla luce e visitabile, la metà est si trova in parte sotto la strada moderna. All’esterno si notano subito due distinte fasi costruttive: la prima è costituita dal muro in blocchi di calcare che definisce un monumento di dimensioni più ridotte, databile al I sec. a.C., nell’età compresa fra Silla e Cesare.

La seconda fase, probabilmente del I sec. d.C., all’epoca degli imperatori Flavi, è quella a cui appartengono i pilastri in mattoni costruiti all’esterno per sostenere un secondo ordine di gradinate e dunque per ingrandire l’edificio. Le gradinate dovevano essere probabilmente lignee.

L’ABITATO E LA CASA CON PISCINA

Ponendosi alle spalle del Foro si trova l’antico abitato, cioè complessi edilizi di forma molto allungata. Le parti conservate delle case consentono comunque di avere un’idea della distribuzione planimetrica degli ambienti, mentre, con l’aiuto del disegno ricostruttivo, si potrà avere un’efficace idea della possibile restituzione dell’elevato. La planimetria delle case, nella maggior parte, si rifà alla semplice tipologia delle case ellenistiche, con atrio o impluvio.

Non molte sono le case di grandi dimensioni e di impegno costruttivo complesso, segno della presenza non molto ampia di classi elevate che si potevano permettere dimore lussuose.

Imboccando la seconda strada perpendicolare alla platea est-ovest, si potrà vedere una delle case più grandi della Paestum romana, segnata dalla presenza della grande piscina.

IL GINNASIO

Verso ovest c’è la grande piscina, tradizionalmente interpretata come ginnasio, essendo stata attribuita alla piscina ed alle strutture circostanti la funzione di palestra e di area destinata ad agoni ginnici. In realtà si tratta di un importante santuario destinato al culto di una divinità femminile della fecondità.

In età imperiale romana (I sec. d.C.) la vasca fu riempita e sopra vi fu edificato dapprima un edificio a tre navate e, in seguito, un portico di cui si vedono le basi di marmo sul bordo nord della piscina.

IL FORO, LA CURIA E IL TEMPIO ITALICO

Tornando indietro c’è il Foro. Sul lato ovest si può osservare la fila di botteghe che affacciano sul portico e, al centro, un edificio con tre nicchie, che è probabilmente il Lararium della città romana (databile al III sec. d.C.). Nell’ultima taberna (bottega) a nord si conserva un torchio per la premitura dell’olio.

Tutta la piazza del Foro è circondata da un portico di colonne di pietra. Per avere una visione d’insieme si tenga conto che per tutti i lati essa è circondata da botteghe (edifici rettangolari, con una parte anteriore ed una posteriore e forse anche un piano superiore, in blocchi squadrati, che risalgono al momento della deduzione della colonia latina, cioè agli anni successivi al 273 a.C.), tranne che nei punti in cui erano previsti grandi edifici pubblici.

Sul lato meridionale della piazza spiccano subito tre costruzioni di dimensioni e forma diverse dalle taberne. Il primo è un grande edificio in laterizio, costruito sopra botteghe distrutte. Segue, al centro, un edificio con tre porte e un’esedra in pietra all’interno, circondato per tre lati da un portico coperto. Il monumento viene comunemente indicato come la Curia; in realtà si tratta di una basilica, cioè del luogo in cui si amministrava la giustizia ed in cui i cittadini si incontravano per discutere di affari. Immediatamente accanto sorge un edificio con cortile pavimentato e circondato da colonne di marmo su cui affacciano piccoli ambienti, forse botteghe, per cui il monumento viene interpretato come Macellum (mercato coperto).

Sul lato opposto, a nord, emergono le strutture di due importanti edifici pubblici, il Comitium e il tempio del Foro, detto Tempio “Italico”.

Se si imbocca la stradina ad est del Comitium, in parte pavimentata con basoli, in direzione dell’anfiteatro, si troverà, immediatamente sulla destra, un edificio in blocchi squadrati, rettangolare, simile ad una torre; si tratta dell’Aerarium della città.

Riattraversato il Foro e lasciato il Macellum (a destra) si vedono a sinistra le fondazioni di un imponente complesso di culto: un Asklepieion (santuario di Asclepio, dio della medicina) con il cortile e le stanze per i fedeli e la grande pedana che era l’enkoimeterion (dormitorio) tipico dei santuari del dio, dove, com’è noto, la guarigione avveniva per incubazione.

L’AREA DEL SANTUARIO DI HERA

Procedendo verso sud, si entra nell’area del Santuario urbano di Hera, dove si trovano la Basilica e il tempio di Nettuno.

Il tempio più a sud è denominato Basilica ed è il più antico, come si nota dal numero dispari di colonne sulla fronte, dal profilo delle colonne con netto rigonfiamento al centro e quello dei capitelli con echino molto schiacciato. Sul fondo si trova un altro ambiente, simmetrico al pronao, ma chiuso, cioè accessibile solo dalla cella. Si tratta dell’adyton, che è molto attestato nell’architettura greca in Sicilia e che forse custodiva il tesoro del tempio.

Il cosiddetto Tempio di Nettuno, il più recente dei grandi templi di Paestum, risale alla metà del V sec. a.C. (circa il 450) ed è una delle più compiute realizzazioni dell’architettura dorica in Occidente.

Infine il Santuario di Hera alla foce del Sele di recente scoperta, ha permesso di recuperare migliaia di oggetti votivi, oltre che a monete e oggetti di metallo.

In collaborazione con VISION EDIZIONI

Powered by GetYourGuide